Un racconto dedicato ai viaggi mancati ma anche ai viaggi nel tempo.

Juliette Binoche sorride al fotografo Robert Doisneau, lungo le rive della Senna, in un pomeriggio estivo durante il quale io chissà cosa stavo facendo.

Probabilmente la sola cosa giusta da fare a 19 anni : lo zaino per l’Interrail.

La mia prima meta era proprio Parigi. E poi Londra, Amsterdam, Copenaghen, Stoccolma e in fine Berlino.

Pur di partire e visitare queste città, sarei partita anche in bicicletta.

Ma scelsi di viaggiare in treno con quel biglietto aperto che sembrava fosse un lasciapassare per il Paradiso.

Avevo in tasca solo delle piccole guide con le mappe delle città che volevo visitare, degli indirizzi e numeri di telefono di persone che avrebbero potuto accogliermi e fare in modo che non mi perdessi in giro per l’Europa.

Una rete di amici di amici di amici, che avevo sapientemente coltivato durante gli ultimi due anni.

Mi sono ricordata di questo momento ascoltando Annalena Benini quando nel podcast “Il Figlio” elenca i momenti della vita che associa alla parola SOLLIEVO

L’ elenco inizia con IL POMERIGGIO DOPO L’ESAME DELLA MATURITA’.

Io stessa ricordo quel  pomeriggio di sollievo, di respiri profondi e che per me  significò inizio della mia scoperta della mia autonomia e della LIBERTA’ perché ebbi la possibilità di partire zaino in spalla e macchina fotografica al collo.

Una quantità indefinita di rullini da riempire, due obiettivi di cui uno era sicuramente un 50 per fare ritratti. Quello con il quale catturai lo sguardo di centinaia di persone di ogni età, non sempre mettendo a fuoco il soggetto, e il più delle volte ottenendo immagini mosse di soggetti inconsapevoli.

Quello fu il mio modo per capire se in giro per l’Europa ci fossero persone come me, insofferenti agli schemi e alle regole, desiderosi di aprirsi agli altri e di conoscere le preziose differenze che rendono ogni essere umano unico.

Un inglese imparato grazie ad una professoressa delle medie severa quanto Margaret Thatcher, fu il mio passaporto per spiegarmi con chiunque.

Credo di avere avuto una schiera di angeli a proteggermi se non mi capitò mai niente di brutto perché ero ( e sono rimasta) una autentica ingenua e il mondo non era esente da pericoli.

E poi il telefono.

Ringrazio l’Universo per aver avuto 19 anni in un momento storico in cui non esistevano cellulari, social, rete internet e quanto altro oggi  ci sembra indispensabile per la vita stessa anche quando non stiamo lavorando.

Nell’arco dei due mesi feci poche telefonate a casa e solo  per dire che stavo bene e che ero arrivata in una delle mie tappe.

Scrissi molte cartoline a mia nonna che avrebbe voluto venire con me e che sono convinta si sarebbe anche divertita se non avesse dovuto rimanere a casa con mio nonno.

Lei  mostrava con orgoglio le cartoline a tutte le sue amiche quasi fosse un suo vanto personale essere la progenitrice di una donna così giovane e così autonoma.

Grazie anche ad un suo fondo personale per l’emancipazione femminile che finanziò  in gran parte il mio Interrail 1991.

Collezionai biglietti di musei, acquisti di cartoleria, tazze che dopo 29 anni sono ancora nella mia cucina, un plaid che seppur infeltrito mi scalda quando cado sotto l’incantesimo della lettura di un classico della letteratura russa .

Potei permettermi tutti questi acquisti perché mangiavo pochissimo visto che non esistevano catene di fast food a basso prezzo e nemmeno cibo di strada che fosse di mio gusto.

La musica che mi tenne compagnia fu quella di alcune musicassette che ascoltai con il mio walkman Sony.

Dovendo portare tutto sulle spalle dovetti fare una scelta accurata dei brani da registrare su nastro. Annotai circa un centinaio di brani fra i quali la selezione spaziava da Madonna a Joy Division .

Ma forse c’era anche Baglioni, per i momenti di sconforto sentimentale e perché temevo di avere nostalgia di canzoni attorno al fuoco di fronte al mare.

Tenni tutti questi ricordi dentro ad un diario che era la mia SMEMORANDA .

Non l’ho mai fatto leggere a nessuno, e oggi con questo “racconto” forse per la prima volta mi trovo a condividerne il contenuto.

Amo questa foto di Juliette Binoche, sgranata come se l’avessi potuta scattare io , o in fondo perché mi piacerebbe somigliarle.

E perché mi ricorda la persona che avrei potuto essere, o che sono stata almeno in parte.

Perché è stata scattata nel 1991 e in quell’anno io ho potuto spiccare il volo verso il mondo.

Amo questo foto perché lei si abbraccia e sembra amarsi tantissimo.

Quanto io amo la me stessa 19enne, sfrontata e senza paura, sollevata per la fine del liceo, innamorata della vita e del mondo.

Dedico questo racconto a tutte le donne che mi hanno sostenuto dalla mia nascita ad oggi, a quelle che mi hanno insegnato qualcosa anche mettendomi i bastoni fra le ruote, e alle maturande della classe 2020 che non sono potute partire per il viaggio della maturità .

Auguro a tutte la possibilità di provare il mio stesso sollievo e senso assoluto di libertà.

In questa estate e in tutti i momenti della vita in cui potranno spiccare il volo verso ciò che sognano.

EULALIA CIMENTI.

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